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La Cardiochirurgia a Cuneo compie 25 anni, raccontati da specialisti e protagonisti del territorio

  • Immagine del redattore: Davide Roberto
    Davide Roberto
  • 13 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Il reparto celebra venerdì con un convegno il quarto di secolo di attività. La storia dell’artigiano di Chiusa Pesio primo trapiantato di cuore al Santa Croce

Aveva 44 anni, Giuseppe Tomatis, quando divenne famoso suo malgrado. All’artigiano di Chiusa Pesio, infatti, fu trapiantato il cuore al «Santa Croce» di Cuneo. Era luglio 2007 e quello era il primo trapianto cardiaco eseguito nell’ospedale cuneese e anche il primo assoluto «fuori sede», cioè in un centro diverso da quello autorizzato in Piemonte, le Molinette di Torino. «In questi anni papà ha dovuto sottoporsi ad altri interventi minori - racconta la figlia Miriam -, ma nel complesso sta abbastanza bene. Certamente mamma gli ha raccontato tutto quello che è successo in quei momenti concitati. E nella nostra famiglia c’è tanta gratitudine per quanto è stato fatto».

Sopravvissuto grazie al dono di un trentenne morto dopo un incidente

Tomatis ha continuato a vivere grazie al cuore di un ragazzo di trent’anni, morto nelle Marche per un incidente stradale. Dopo l’espianto ci fu il volo notturno con il prezioso «carico» da Ancona a Levaldigi, poi la corsa al Santa Croce, dove l’artigiano attendeva di essere operato a seguito di un infarto, in condizioni tanto gravi da non permettere il trasferimento. Una biopompa a mantenerlo in vita. Il cardiochirurgo torinese Mauro Rinaldi allora spiegò: «Il paziente era inserito nella lista d’emergenza, ma non era trasportabile. Così la mia équipe ha chiesto alla direzione sanitaria l’autorizzazione ad operare fuori. Con il nullaosta del Centro Trapianti». A Cuneo era pronta l’équipe di Claudio Grossi, con il coordinamento diAlessandro Locatelli, capo della Terapia intensiva cardiochirurgica e direttore del Dipartimento cardiovascolare. Alle 23 l’intervento ebbe inizio: sarebbe continuato per sei ore.

Il convegno per riflettere su passato, presente e futuro

Ci sarà anche la storia di Giuseppe Tomatis nei contenuti del convegno «25 anni di Cardiochirurgia a Cuneo - Storie di cuori, persone e progresso», promosso venerdì dall’Aso S. Croce e Carle di Cuneo «per ricordare, tra amarcord, presente e futuro, un quarto di secolo dall’attivazione della specialità, attraverso le testimonianze di alcuni protagonisti». Nel corso del pomeriggio sarà possibile comprendere «il percorso che si è sviluppato nei cinque lustri trascorsi», negli interventi di professionisti di tutto il Piemonte, nella discussione di casi clinici e nelle testimonianze di pazienti, ma anche dei protagonisti del Comitato promotore per la Cardiochirurgia, che ottenne la preziosa specialità a Cuneo: Giuseppe Menardi, Giovanni Quaglia e Flavia Salvagno (allora rispettivamente sindaco di Cuneo, presidente della Provincia, presidente del Tribunale del malato).

L’obiettivo è quello di informare anche il territorio

«Un momento sicuramente commemorativo, un risultato raccolto dopo sforzi immani del territorio - spiegano il primario di Cardiochirurgia, Maurizio Roberto, e il responsabile scientifico dell’evento, Roger Devotini -. Il pomeriggio sarà aperto a tutti, perché l’obiettivo è anche di tipo divulgativo, per informare il territorio e la popolazione che a Cuneo continua a esserci un centro che fornisce prestazioni chirurgiche anche per patologie molto gravi tempo- dipendenti, con un livello di efficacia buono e tecniche chirurgiche all’avanguardia in ambito nazionale e internazionale». E ancora: «L’impegno è di mantenere alto il target delle prestazioni e dell’efficienza tecnologica. Uno stimolo ulteriore è il prossimo rinnovo della sala ibrida, che metterà a disposizione la migliore tecnologia per continuare a far crescere gli operatori. Al S. Croce ci sono molti giovani con la voglia di andare avanti e mettersi in gioco».

Maurizio Roberto: «La Cardiochirurgia di Cuneo è un fortino di avanguardia per un territorio provinciale così vasto, inserito in modo efficace in rete con gli ospedali di Mondovì, Savigliano, Verduno, Asti e Torino. Nei nostri percorsi il paziente è accompagnato per mano, momento per momento, da professionisti della Sanità che fanno questo mestiere con dedizione, cultura e profondo senso di comprensione».




 
 
 

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